OIC6 – Ristrutturazione del debito

 L’informativa di bilancio da fornire nei casi di ristrutturazione del debito. Questo è il tema del documento Oic 6, approvato lo scorso 3 agosto dall’Organismo italiano di contabilità. Lo standard - applicabile a partire dai bilanci relativi all’esercizio in corso alla data della sua approvazione – ha come destinatarie le imprese debitrici che redigono il bilancio in base al codice civile, rispettando il principio della “continuità aziendale”. Sono, cioè, escluse le ristrutturazioni con finalità liquidatoria del debitore (per le quali il riferimento è il principio Oic 5).

Cosa si intende per ristrutturazione
Il principio contabile ha, come detto, il suo fulcro negli accordi di ristrutturazione dei debiti. Fattispecie differente dalla “semplice” rinegoziazione (a cui l’Oic comunque dedica una parte del documento, che sarà esaminata nel successivo intervento). Per ristrutturazione del debito, infatti, è intesa “un’operazione mediante la quale il creditore (o un gruppo di creditori), per ragioni economiche, effettua una concessione al debitore in considerazione delle difficoltà finanziarie dello stesso, concessione che altrimenti non avrebbe accordato. Per tali ragioni, il creditore è disposto ad accettare una ristrutturazione del debito che comporti modalità di adempimento più favorevoli al debitore”.

Come può avvenire la ristrutturazione
Accordi tipici di ristrutturazione dei debiti sono gli istituti previsti dalla legge fallimentare: concordato preventivo (articoli 160 e seguenti), accordo di ristrutturazione (articolo 182-bis), piano di risanamento attestato (articolo 67, comma 3).

Il riferimento offerto dal principio contabile (e sopra riportato) apre, però, le porte ad altre tipologie diagreement, extra legge fallimentare.
Da definizione, si è di fronte a una ristrutturazione quando il debitore è in difficoltà finanziarie e, a causa di ciò, il creditore “gli va incontro”, rinunciando ad alcuni diritti acquisiti nei suoi confronti. E tali caratteristiche bisogna avere come riferimento per inquadrare un accordo fra quelli che cadono sotto l’imperio dell’Oic 6, nel cui ambito si muovono, ad esempio, gli accordi stragiudiziali conclusi fra il debitore e creditore/i.

Quando contabilizzare gli effetti della ristrutturazione
Gli effetti della ristrutturazione vanno rilevati in bilancio a partire dall’esercizio in cui l’accordo diviene efficace fra le parti (data della ristrutturazione); cioè (a seconda delle tipologie di accordo), dalla data di:
• omologa del concordato preventivo da parte del Tribunale
• pubblicazione presso il Registro delle imprese dell’accordo di ristrutturazione dei debiti (o dell’omologa del Tribunale, se a ciò è subordinata l’efficacia dell’accordo)
• adesione dei creditori al piano di risanamento attestato (qualora l’accordo risulti formalizzato)
• perfezionamento dell’accordo fra le parti, in caso di operazione diversa da quelle regolate dalla legge fallimentare.
Se l’efficacia dell’accordo viene subordinata al verificarsi di una condizione sospensiva oppure ad altri adempimenti da parte del debitore o di terzi, la data della ristrutturazione può coincidere con il momento in cui si verifica la condizione o si dà luogo a tali adempimenti.

Contabilizzazione delle diverse modalità di ristrutturazione
La ristrutturazione del debito può tradursi, principalmente:
• nella modifica dei termini originari del debito
• nel trasferimento al creditore di un’attività o di un gruppo di attività
• nella trasformazione del debito in capitale sociale
Modifica dei termini originari del debito
La modifica dei termini originari può coinvolgere l’ammontare del debito o la tempistica di restituzione. Ci si può, cioè, accordare per
• la riduzione del capitale da restituire o degli interessi già maturati e non ancora pagati
• la riduzione del tasso d’interesse futuro
• lo spostamento in avanti delle scadenze

Effetti immediati sul conto economico si avranno solamente nel primo caso: quando il creditore rinuncia a una parte del capitale e/o degli interessi già maturati tale importo costituirà un “utile da ristrutturazione”, provento straordinario iscritto alla voce E20 del conto economico. La contropartita è, ovviamente, il valore contabile del debito.

Nelle altre ipotesi (riduzione degli interessi maturandi e/o modifica della tempistica delle scadenze) il provento non si considera realizzato alla data di ristrutturazione. Una conclusione coerente anche con le indicazioni già contenute nel documento Oic 19 “Debiti”, che – in ossequio al principio di prudenza - vieta la rilevazione anticipata di proventi rappresentati da dilazioni di pagamento non onerose.

Per inciso, nei casi creditore sia il socio, che rinuncia alla restituzione di finanziamenti (voce D3 del passivo), l’importo transita direttamente a riserva, in linea con quanto previsto dall’Oic 28 “patrimonio netto”, in base al quale la rinuncia del socio/creditore è assimilata a un versamento in conto capitale.

Estinzione con cessione di attività
La differenza fra i valori contabili dell’attività trasferita e del debito oggetto dell’accordo costituisce un utile o una perdita da ristrutturazione (voci E20 o E21 del conto economico).

Può accadere che l’accordo sia soggetto a condizioni sospensive o comunque a particolari adempimenti. Quando, in tali casi, la “firma” (per intenderci) e l’efficacia fra le parti (data della ristrutturazione) non cadono nello stesso esercizio, alla sottoscrizione il debitore deve comunque:
• eventualmente riclassificare l’attività, se iscritta fra le immobilizzazioni, in una voce dell’attivo circolante, cessando gli ammortamenti
• iscrivere l’attività al minore fra il costo (al netto di eventuali ammortamenti e perdite durevoli di valore) e il valore di presumibile realizzo, rilevando l’eventuale minusvalenza alla voce E21 del conto economico.

Estinzione mediante conversione in capitale
Qualora la ristrutturazione si sostanzia nella conversione del debito in capitale, l’aumento del capitale sociale si assume convenzionalmente pari al valore contabile del debito ristrutturato. Non c’è, quindi, alcun utile o perdita da ristrutturazione.

Tirando le somme, le diverse modalità di ristrutturazione del debito possono avere o meno impatto sul conto economico. La sintesi nella tabella seguente:

Tipo di accordo CE si CE no
rinuncia a parte del capitale e/o agli interessi già maturati X
riduzione interessi futuri X
rimodulazione scadenze X
rinuncia socio X
cessione attività X
conversione in capitale X

 

Dati essenziali da fornire all’utilizzatore dell’informativa di bilancio sono quelli relativi al valore economico del debito e al nuovo tasso di interesse effettivo

Una parte importante – e non poteva essere altrimenti – è giocata dall’informativa su sostanza ed effetti degli accordi di ristrutturazione dei debiti. Informativa che, accompagnata alla rappresentazione delle operazioni nel conto economico e nello stato patrimoniale, deve mettere l’utilizzatore del bilancio in grado di avere conoscenza sia dello stato di difficoltà in cui versa l’impresa sia degli effetti benefici del piano. In sintesi, le informazioni da far confluire nella nota integrativa (peraltro in un’apposita sezione del documento) debbono consentire aglistakeholder di valutare e prendere decisioni con cognizione di causa. Lungo tutto l’arco di tempo che va dall’esercizio in cui cominciano le trattative con il creditore, fino a quello nel corso del quale gli effetti economico/finanziari del piano sono rilevanti. Passando, ovviamente, per l’anno della “data della ristrutturazione”.

Dati essenziali da fornire all’utilizzatore dell’informativa di bilancio sono quelli relativi al “valore economico del debito” e al nuovo tasso di interesse effettivo. Valori che ben danno la percezione del vantaggio ritraibile dall’accordo di ristrutturazione.

Il valore economico del debito si ottiene attualizzando i futuri pagamenti dovuti – capitale e interessi – sulla base dei nuovi termini, ma con il vecchio tasso di interesse effettivo. Scadenze rinviate o rinuncia del creditore a riscuotere parte di quanto ha diritto a riscuotere rendono il valore economico del debito più basso rispetto a quello pre-ristrutturazione, quantificando immediatamente il beneficio del piano.

Come si legge nel principio Oic 6, il concetto di valore economico del debito previsto è assimilabile alla metodologia del costo ammortizzato dello Ias 39. Tuttavia, a differenza di quanto stabilito nello standard internazionale, le variazioni del valore economico del debito non sono rilevate come provento o onere nel conto economico; in più, nell’operare la sua stima, non si tiene conto dei costi accessori legati alla ristrutturazione.

Questi ultimi, per inciso, tornando alla parte contabile della faccenda, sono spesati separatamente, per competenza, rappresentando, quindi, un elemento negativo di reddito a sé stante. Del resto, per consulenze, commissioni e per altri oneri connessi al piano di ristrutturazione, sostenuti a prescindere dal buon esito della trattativa con il creditore, difficilmente si riesce ad avere certezza di futuri benefici indotti.
Costi, perciò, ordinari, d’esercizio. Con l’accortezza, però, se ci si trova di fronte alle cosiddettesuccess fee (compensi “di risultato”, erogati, ad esempio, al consulente solo in caso di buon esito della trattativa) di verificare se esistono le condizioni – a fine esercizio, prima della conclusione dell’accordo – per eseguire un accantonamento per rischi e oneri. Accantonamento – si badi bene – iscritto comunque fra gli oneri straordinari (voce E21 del conto economico).

Il nuovo tasso di interesse effettivo è, invece, il tasso che uguaglia il valore attuale dei futuri pagamenti (alle nuove condizioni) al nuovo valore contabile.

In via incidentale, è stato già puntualizzato come l’informativa relativa agli accordi di ristrutturazione dei debiti debba occupare una sezione ben distinta della nota integrativa. A ciò va aggiunto che separata evidenza va assicurata agli accordi che coinvolgono imprese dello stesso gruppo o comunque parti correlate.

La rinegoziazione dei debiti
Il documento Oic 6 dedica un paragrafo anche agli accordi di rinegoziazione dei debiti, che si distinguono da quelli di ristrutturazione per la mancanza degli elementi che contraddistinguono i secondi: difficoltà finanziaria del debitore e beneficio per quest’ultimo dal nuovo accordo. E’, perciò, una rinegoziazione e non una ristrutturazione un accordo con un debitore in difficoltà che però risulti per lui più oneroso. Così, come un cambiamento delle condizioni del piano di rientro, ottenuto – di solito per riallineare le condizioni a quelle di mercato – da chi non ha difficoltà finanziarie.

In ogni modo, le regole restano le stesse:
• alla data di rinegoziazione (quella a partire dalla quale l’accordo diventa efficace fra le parti) competenza e prudenza impongono di rilevare immediatamente gli effetti in conto economico solo se il patto debitore/creditore cambia il valore contabile del debito (capitale da restituire o interessi già maturati)
• eventuali costi connessi si rilevano per competenza (maturazione)
• la nota integrativa deve evidenziare gli effetti economici dell’operazione, se ritenuti rilevanti.