Over 65, Inps con le mani legate

 È illegittima la richiesta dell'Inps ai professionisti di versare i contributi previdenziali per l'attività svolta dopo i 65 anni. A interrompere la lunga attesa di un chiarimento in materia è stata una sentenza del Tribunale di Aosta.

Fonte: ItaliaOggi

Il giudice del lavoro territorialmente competente, infatti, il 4 febbraio scorso ha deciso di annullare, in quanto illegittima, la cartella di pagamento che era stata notificata a un libero professionista perito industriale che aveva proseguito la sua attività dopo 65 anni. Ma non solo. Il tribunale ha confermato la legittimità delle disposizioni del regolamento della cassa di previdenza che disciplinano la facoltà di non versare i contributi previdenziali dopo il pensionamento. Chi riguarda. Tutto nasce con l'operazione Poseidone 1 del 2009 per combattere l'evasione fiscale e contributiva (si veda tabella in pagina). Nella rete finiscono anche i professionisti: oltre 15 mila soggetti, secondo una stima dell'Inps (si veda ItaliaOggi del 15/5/2010). Nel caso specifico, l'Istituto nazionale di previdenza sociale, con la sua pretesa, contestava al libero professionista over 65 il mancato versamento previdenziale a fronte della produzione di un reddito e si avocava il diritto di iscriverlo d'ufficio alla gestione separata presentandogli il conto dei contributi da pagare. Ignorando il regolamento previdenziale dell'Ente nazionale di previdenza dei periti industriali (Eppi), unico ente al quale il professionista deve essere ancora oggi obbligatoriamente legato, straripando rispetto ai suoi argini di competenza e attribuzione ben definiti dalla legge di riforma del sistema previdenziale del 1995. La linea dell'Eppi è stata quella di difendere la legittimità dell'opzione del suo iscritto, con l'impegno di sostenerlo nelle aule del Tribunale ove egli avesse voluto opporsi alla decisione dell'Inps. Così è stato e, alla resa dei conti, l'Eppi ha avuto ragione.  La tesi dell'Inps e quella dell'Eppi. La strategia degli avvocati dell'Inps in giudizio si è basata sull'interpretazione estensiva della legge 335/95 e del decreto ministeriale che regolamenta la gestione separata Inps (il 281 del 2 maggio 1996) rivendicando la maggiore forza della competenza previdenziale pubblica su quella delle casse di categoria. La difesa dei legali dell'Eppi, invece, ha ribadito la competenza unica dell'ente. La legge 335/95, infatti, nel prevedere l'istituzione degli enti di previdenza e della gestione separata Inps ha attribuito pari dignità. Ciascuno per la loro competenza, e nei limiti dei poteri attribuiti, devono garantire al cittadino una pensione obbligatoria. Dunque la sentenza di Aosta ribadisce l'autonomia dei liberi professionisti e ha valore di riferimento per tutto il sistema previdenziale privato alle prese con la rivendicazione dell'Inps. 

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